Se non sopportate d’incontrare vostri connazionali dietro ogni angolo quando siete all’estero, potreste essere tentati di progettare un viaggetto a Tristan da Cunha, la più remota isola abitata della terra (2780 km dal capo di Buona Speranza).
“L'isola in realtà è il picco di un vulcano sottomarino che emerge dal fondo del mare fino a un'altitudine di 2.060 metri, quasi perennemente coperto da una coltre di nubi. La superficie è di soli 78 kmq. La principale risorsa dell’isola è la vendita di francobolli. Alcune decine di persone sono impiegate nella pesca delle aragoste. Ogni famiglia può possedere solo due mucche e sette pecore per salvaguardare i pascoli dell'isola.”
Ma sfiga volle che “nel 1892 vi fece naufragio una nave italiana proveniente da Camogli (Ge). Due marinai, Andrea Repetto e Gaetano Laverello, decisero di stabilirsi nell'isola e sposarono ragazze locali. Ora i Lavarello e i Repetto sono due dei soli sette cognomi presenti a Tristan da Cunha. “
Italiani: popolo di santi, navigatori e rompicoglioni.
Corriere.it