Tutto era cominciato nella maniera più innocente. Si addormenta sempre più tardi, e vabbeh, in fondo ci fa piacere giocare con lui la sera. Per dormire vuole le carezzine, e vabbeh, un po’ di sgratt sgratt (cinque, dieci, venti, trenta minuti) e si addormenta. Alle due di notte si sveglia strillando e non c’è verso di farlo riaddormentare, e vabbeh, vieni dalla mamma e dal papà belo belo vieni a dormire nel lettone.
Nel giro di un mese Tiziano aveva preso la residenza nel lettone. Si addormentava ancora nel suo lettino, ma ci rimaneva giusto per l’antipasto. Il grosso della dormita la faceva con noi. La sua vittoria era definitiva e totale. Finché i suoi genitori, allo stremo delle forze, riuscirono a pronunciare la frase che diede inizio alla riscossa.
“Non si può andare avanti così”.
Facile a dirsi? Beh, non è mica tanto vero. Molti si rassegnano, e infatti sostituiscono la frase qui sopra con un’altra, tipo “Eh, cosa ci vuoi fare” oppure “Eh, d’altra parte è così”(©Stranierodielea, all rights reserved). Cosa vuoi risolvere con una frase del genere?
Altri invece smadonnano. Garantito che non serve a niente. Oltretutto rischiano d’inimicarsi sul serio qualcuno ai piani alti, e non è mai una mossa intelligente.
“Non si può andare avanti così” è tutta un’altra cosa. Imitatene il fiero cipiglio. Ditela con convinzione. Non si può, NON si PUO’, NON SI PUO’! andare avanti così. OH!
Ecco, questo è il primo passo. Esercitatevi davanti allo specchio, imitate Bob de Niro in Taxi Driver. “Ehi, soldo di cacio. Tu vuoi fregare me? Ehi, dico a te: chi è il capo qui? Apri bene le orecchie, botolo: non si può andare avanti così. Hai capito? NON SI PUO’ ANDARE AVANTI COSI’!”
Come prima lezione può bastare. Nella prossima pubblicizzerò un libro illuminante.
Nota per i possessori di pargoli cresciutelli: sono dolente d’informarVi che il metodo da me seguito è valido, secondo la stessa ammissione dell’autore, per i bambini fino a 5 anni. L’autore - un medico spagnolo primario di una clinica specializzata nella cura dei disturbi e delle malattie del sonno – sostiene che dopo il compimento del primo lustro, se non gli è stato insegnato correttamente a fare la nanna, il bambino si porterà dietro la sua insonnia fino all’adolescenza, e in qualche caso anche oltre (in parole povere, la tesi è che i disturbi del sonno in età adulta dipendano per molta parte da abitudini scorrette acquisite durante l’infanzia Vi dico tutto questo con la mano sul cuore e il capo reclinato).