Se devi assistere a una sconfitta, almeno fallo con stile.


Finalmente è uscita la graduatoria. Scorri i nomi febbrilmente con l’indice tremante, il cuore palpitante, il presagio di un cagotto imminente. Scorri la tua vita all’indietro e ti rivedi bambina con la pagella in mano, maturanda con le pigne in testa, universitaria con la voglia di studiare nel culo. Vorresti sopprimere l’impulso bastardo e irrazionale ma è più forte di te: da sempre la graduatoria è nemica del tuo equilibrio mentale e delle tue viscere, regalandoti momenti di panico puro e cristallino paragonabili soltanto allo spettacolo della nazionale italiana quando gioca i mondiali. Scorri in basso e non lo trovi, cazzu cazzu vuoi vedere che non c’è, e il battito sale a un ritmo letale e poi finalmente quel nome compare. Eccolo lì tuo figlio, in posizione mediana tra i fortunati eletti, nella graduatoria di ammissione all’asilo. Oh sorte benigna, oh dolce speranza di lieti meriggi senza prole al seguito. Leggera, sorridi: l’hai sfangata anche stavolta.
E' una calda mattina di Giugno. Stefano è in ufficio con due colleghi quando citofona la postina che deve consegnare un pacco. Sale, consegna il fardello e dice: "prego, si appoggi pure sul pacco per firmare". Lui esegue, ritira il pacco, "grazie e arrivederci", la postina se ne va.